Mi sono liberato di un brutto vizio

Ho un brutto vizio, anzi due: uno è il fumo e l’altro è la distruzione delle mie dita perché mangio le pellicine.

Mi arrabbio con me stesso per questi due vizi che non riesco a né a controllare controllare né a debellare, perciò ho deciso di comprare un libro: The Power Of Habits.

Vizi a parte, avevo questo nella lista dei libri da leggere perché mi incuriosiva l’argomento in generale.

Siamo davvero schiavi delle abitudini? Le possiamo controllare? C’è una formula magica per abbandonare le brutte abitudini?

È quello su cui verte il libro di fatto. Abbiamo tante abitudini delle quali spesso non ci rendiamo nemmeno conto e a quanto pare dominano le nostre giornate.

Pensa alle cose più banali: a quanto sia automatico per ognuno di noi alzarsi la mattina e iniziare a fare le nostre attività quotidiane, quasi sempre le stesse. Nel mio caso vado dritto in cucina e faccio la moka e poi mi fiondo in bagno. Sempre.

Oppure, considera una cosa che sappiamo fare quasi tutti: andare in bici. Quando lo abbiamo imparato il nostro cervello probabilmente stava scoppiando dai miliardi di processi che stava gestendo.

Nel giro di pochi istanti bisogna partire facendo forza con un piede su un pedale, mentre l’altro piede lascia l’asfalto gradualmente per poi finire sul pedale libero per continuare la pedalata.

Successivamente si deve continuare a pedalare per non perdere l’equilibrio e tenere il manubrio dritto..insomma un sacco di piccoli step da seguire.

Ma dopo averlo imparato chi è che continua a pensare a tutte le cose che ci sono da fare per usare la bici?

Praticamente nessuno perché ora non è altro che una serie di automatismi: prendi la bici, sali e parti. Lo abbiamo fatto diventare una abitudine.

Che cosa è l’abitudine?

L’abitudine viene create dal nostro cervello per consumare quanta meno energia possibile per fare tutte quelle azioni che servono e che serviranno nel tempo, e vengono conservate nella parte primitiva del cervello, alla base degli emisferi cerebrali – nei gangli basali per essere precisi.

Ma come puoi immaginare, con lo stesso identico meccanismo possiamo generare abitudini buone e abitudini cattive.

Il nostro cervello primitivo non le distingue, le conserva e basta quando ci stimolano positivamente. “Grazie cervello“. “Prego“.

Quindi se dopo lavoro ci sediamo sul divano sorseggiando Coca-Cola e mangiando patatine mentre guardiamo la tv e questa cosa ci piace, il rischio di farla diventare una routine è altissimo.

Se tale stimolo positivo diventa la nostra routine, creiamo una pessima abitudine – e anche i presupposti per colesterolo e obesità.

Il nostro cervello non vede l’ora di creare un nuovo processo standard perché, anche se non sembra, è un gran pigrone ma c’è una spiegazione a tutto ciò.

Seguire un protocollo che in passato è stato testato con fatica e che ha funzionato, serve, non solo a risparmiare energia, ma anche a minimizzare i rischi di sbagliare.

Alla base di tutto questo c’è sempre il bisogno naturale di sopravvivere e portare avanti la nostra specie.

Sembra assurdo parlare di abitudini e finire con la salvaguardia della nostra specie vero?

Come funziona il loop dell’abitudine

L’abitudine ovviamente non è innata ma richiede un’intenzionalità da parte nostra la prima volta che compiamo un’azione – maledetto il giorno che ho deciso di fare il fighetto con la sigaretta – che poi, con il passare del tempo, si calcifica fino a diventare un automatismo.

Le fasi del loop sono 3:

  1. Un segnale che il cervello riconosce e a cui si aggrappa per far partire una serie di azioni ricorrenti – sento la sveglia la mattina
  2. La routine e cioè tutte le azioni fisiche o mentali che compiamo a seguito del primo segnale – mi alzo, faccio la moka e vado in bagno
  3. La ricompensa che indica al cervello se tutto ciò ha senso di essere registrato come routine – se non mi alzo la mattina non arriva lo stipendio. È necessario.

A questo punto se la ricompensa è sensata e si collega al segnale iniziale, abbiamo la nostra abitudine nuova di zecca.

Arrivati qui, avrai capito che il cervello non usa il cervello (?) per giudicare se la ricompensa è davvero positiva o negativa (vedi le sigarette) e quindi sta a noi giudicare quali azioni fare e quali non fare.

Se però sei qui si presume che come me qualche brutta abitudine ce l’abbia anche tu quindi invece che di prevenzione parliamo di cura.

Modificare un’abitudine

Ora che conosci che cosa è l’abitudine e come si forma, puoi sfruttare queste informazioni a tuo vantaggio.

La cosa migliore da fare per abbandonare una brutta abitudine è cercare di modificarla utilizzando gli elementi che hai già a disposizione, piuttosto che eliminarla o crearne una nuova.

Prima di tutto devi essere fermamente convinto di voler fare questo cambiamento altrimenti non serve a niente, e il consiglio è quello di pensare già a come questa trasformazione ti porterà dei benefici.

Le mie mani sono più pulite e non devo vergognarmene quando sono in pubblico.

Non ho più quel tanfo di fumo sui miei vestiti e dopo una rampa di scale non ho più l’affanno.

Non mi sento più uno schifo la mattina dopo aver bevuto e posso dedicarmi ad attività che mi piacciono.

Una volta definito il giusto mindset devi seguire 3 step:

  1. Identifica la routine: cerca di capire tutte le fasi che abbiamo visto prima mentre continui a portare avanti la tua brutta abitudine
  2. Capisci la ricompensa: dopo averla individuata, sperimentane di nuove più sane per testare se può essere sostituita con quella dannosa
  3. Isola l’impulso, il segnale da cui tutto il ciclo parte: cerca di capire cosa stai facendo, se sei da solo o in compagnia, il contesto in cui ti trovi e fai lo sforzo di lasciarlo andare
  4. Crea un piano definito: hai tutti gli elementi per capire la tua brutta abitudine. Ora devi studiare soluzioni alternative e più sane che ti diano una nuova ricompensa che il tuo cervello accetti come tale.

Cosa ho imparato da tutto questo

Ho imparato come funzione un’abitudine, come si forma e come si può eliminare o sostituire.

Dopo aver finito di leggere il libro, ho pensato di testare quanto appreso per lavorare sui miei vizi citati nelle prime righe di questo articolo.

Ho iniziato dalle mie dita, attuando un processo di sostituzione per questo orrendo vizio che metto in atto soprattutto quando sono stressato o quando sono distratto.

Come?

Ogni volta che lo facevo mi domandavo cosa ci trovassi di bello a fare questo gesto autodistruttivo. La risposta totalmente irrazionale è stata: vedere finito un lavoro “imperfetto”. La maledetta pellicina fuori posto necessitava di essere tolta.

Poi mi sono chiesto: quali sono i momenti in cui sono più propenso a farlo? Qual è la scintilla?

Ho cercato di fare attenzione ai momenti in cui lo facevo più spesso: se penso troppo a una cosa stressante o se sono particolarmente preso da un film – come fossero pop corn.

Ho poi individuato il fattore scatenante: passavo le dita una sull’altra per trovare una pellicina da togliere. La guardavo e iniziavo a mangiare fino a quando non c’era più niente da strappare o quando cominciava a farmi male.

Ho sostituito questa cosa con un gesto piacevole e cioè mi sfrego le punte dei polpastrelli per creare un po’ di solletico.

Lo faccio fino a quando mi annoio o inizio a fare altro e poi mi guardo le mani per vedere i miglioramenti, ed ecco la mia nuova ricompensa.

Sembra una stupidaggine ma ha funzionato e sono fiero delle mie nuove mani non deturpate.

Ci sono tanti altri spunti interessanti nel libro che riguardano le dinamiche interne alle aziende o di come nel marketing sfruttino la conoscenza del meccanismo delle nostre abitudini per farci comprare, ma non ne parlerò in questo articolo.

Conclusioni

Una cosa è certa, non è né semplice cambiare un’abitudine né tantomeno esiste una formula magica per farlo.

L’inizio richiede un grande impegno nel riconoscere tutti gli step della cattiva abitudine e tanta costanza per mettere in piedi un piano per sostituirla con una più sana.

Tieni presente che ci vogliono circa 66 giorni per fare questo processo, sei pronto?

PS. Dei due vizi ho avuto successo solo sulle pellicine, per il fumo non sono ancora riuscito a trovare il mio piano per smettere, nonostante i miei numerosi tentativi. Resto fiducioso.

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